Nome dell'autore: Antonio

Business design marketing

Come integrare il Business Design nel Marketing

Nell’attuale panorama imprenditoriale, l’integrazione del design nel marketing rappresenta un approccio strategico fondamentale per le aziende che aspirano a distinguersi. Denominato “Business Design Marketing”, questo metodo enfatizza l’importanza di incorporare principi di design thinking nelle strategie di marketing, al fine di sviluppare soluzioni che soddisfino efficacemente le esigenze dei clienti e migliorino la loro esperienza complessiva con il marchio. Definizione del Business Design Marketing Il Business Design Marketing si configura come un approccio olistico che unisce il design thinking alla pianificazione strategica e all’implementazione delle attività di marketing. L’obiettivo è superare il tradizionale focus estetico per concentrarsi sulla risoluzione di problemi concreti, creando così un valore aggiunto per il cliente e, di conseguenza, per l’azienda. Il Design Thinking come pilastro Al cuore del Business Design Marketing giace il design thinking, metodologia che pone l’utente al centro del processo creativo e decisionale. Attraverso l’empatia, la definizione, l’ideazione, la prototipazione e il test, le aziende sono in grado di comprendere meglio le necessità del proprio pubblico e di rispondere con soluzioni innovative. Questo processo non solo facilita lo sviluppo di prodotti e servizi più efficaci ma promuove anche una maggiore fedeltà del cliente. Innovazione nelle strategie di marketing L’applicazione del design thinking nel contesto del marketing stimola l’adozione di strategie innovative, incentivando l’azienda a esplorare nuovi canali e formati comunicativi. L’innovazione diventa così un elemento chiave nella differenziazione del brand, permettendo di intercettare e soddisfare le esigenze del consumatore in modi non convenzionali. I vantaggi L’adozione del Business Design Marketing porta con sé una serie di vantaggi significativi sia per l’azienda che per l’imprenditore. Al centro di questi benefici c’è l’aumento della competitività nel mercato. Attraverso l’integrazione del design thinking, le aziende sono in grado di identificare più efficacemente e rapidamente le esigenze dei loro clienti, sviluppando soluzioni che non solo rispondono a queste necessità ma spesso le anticipano. Questo non solo migliora l’offerta dell’azienda ma ne aumenta anche la percezione di valore da parte dei consumatori, contribuendo a costruire una base di clienti fedeli e a lungo termine. Inoltre, il Business Design Marketing favorisce un’innovazione sostenibile. Le aziende diventano più agili, capaci di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato e di sfruttare le nuove tecnologie a vantaggio dei propri clienti. Questa agilità si traduce in una maggiore capacità di sperimentare, apprendere dagli errori e iterare, portando a un miglioramento continuo dell’offerta di prodotti e servizi. E’ un approccio che favorisce la condivisione e il coinvolgimento di tutte le persone che compongono l’azienda, che hanno così modo di esprimersi e liberare il proprio potenziale. Incoraggia una leadership basata sulla visione e sull’empatia verso i clienti e i propri collaboratori. Questo non solo migliora la capacità decisionale ma promuove anche una cultura aziendale incentrata sull’innovazione e sul rispetto dei valori delle persone e dei clienti. Applicazione pratica Per implementare efficacemente il Business Design Marketing, è essenziale: Analizzare il pubblico: impiegare strumenti di analisi, condividere esperienze e conoscenze interne per affinare la comprensione delle aspettative e dei comportamenti dei clienti. Sviluppare e testare prototipi: ideare soluzioni che rispondano alle esigenze individuate e verificarne l’efficacia attraverso test mirati. Iterare basandosi sui feedback: affinare le strategie adottate in base alle risposte e ai suggerimenti ricevuti dal mercato. Conclusione L’integrazione del design nel marketing non solo arricchisce l’offerta aziendale ma stabilisce anche una connessione più profonda e significativa con il cliente. Il Business Design Marketing si rivela quindi un approccio imprescindibile per le aziende che puntano a un posizionamento di rilievo nel mercato odierno, caratterizzato da una competizione sempre più accesa.

Pensiero Laterale

Creatività e pensiero laterale

La maggior parte di noi è cresciuta con l’idea che il pensiero logico e sequenziale, quello che Edward De Bono ha definito “pensiero verticale“, sia l’unico modo per risolvere problemi.Ma quando le soluzioni non sono così evidenti, può essere d’aiuto il pensiero laterale, una modalità di pensiero che ci invita a guardare oltre il convenzionale, ad abbracciare l’insolito e a valorizzare l’intuizione tanto quanto la logica. Quali sono le differenze chiave?La differenza fondamentale sta nella loro modalità operativa: il pensiero verticale procede per gradi logici, mentre quello laterale salta liberamente tra idee apparentemente non correlate, facendo leva sulla creatività e sull’intuizione. Per facilitare il pensiero laterale, De Bono propone diverse tecniche, come la provocazione, l’uso di analogie, e il ribaltamento delle assunzioni comuni.Strategie da integrare nel processo creativo per stimolare nuove connessioni neurali e scoprire soluzioni inaspettate, in aggiunta al pensiero verticale, che è complementare a quello laterale.Ecco perché è fondamentale creare spazi in cui l’esplorazione e l’errore non solo sono permessi, ma sono visti come parte essenziale del processo creativo. In azienda, a scuola, a casa. Senza il pensiero laterale non esisterebbero molti prodotti e non ci troveremmo di fronte a così tante innovazioni che puntano a rendere più sostenibili prodotti e servizi. Qualche esempio concreto che dimostra come l’applicazione di questo approccio di pensiero abbia generato soluzioni rivoluzionarie con un impatto globale significativo: Perché è importante?Nell’era dell’innovazione costante e della rapida evoluzione dei mercati, di fronte a problemi complessi, il pensiero laterale diventa una competenza cruciale da allenare.Favorisce l’innovazione e la risoluzione di problemi complessi.

marketing sostenibile

Marketing sostenibile e piano di marketing

Qual è l’essenza del marketing sostenibile e quali sono le attività chiave che lo compongono? Come si costruisce un piano di marketing? Vediamolo insieme. Cosa si intende per sostenibilità e marketing sostenibile Per capire cosa si intende per marketing sostenibile dobbiamo necessariamente partire da cosa si intende per sostenibilità, termine ormai molto presente nella pubblicità, nei dibattiti, nelle dichiarazioni di politici o esperti di settore. Perciò per evitare qualsiasi possibilità di malintesi prendo a prestito alcune parole tratte dal libro L’azienda sostenibile. Trend, strumenti e case study: La sostenibilità, nelle sue principali derivazioni ovvero ambientale e sociale, per rappresentare un reale fattore competitivo e diventare quindi anche sostenibilità economica, impatta in modo sostanziale, per non dire rivoluzionario, sul modello di business, sui processi e sui prodotti dell’azienda. (Marco Fasan e Stefano Bianchi – Università Ca’ Foscari Venezia) E’ chiaro quindi che per marketing sostenibile si intende portare sul mercato prodotti e servizi avendo come obiettivo la sostenibilità sotto il profilo ambientale sociale economico Le attività di marketing Per strutturare correttamente il processo di marketing che porterà all’elaborazione e successiva esecuzione del piano di marketing è necessario partire dall’analisi dei valori aziendali, capire la propria missione e visione del futuro, definire un posizionamento sul mercato ed una propria brand identity che rispecchi questi valori. Allo scopo è fondamentale comprendere il mercato e la concorrenza, definire il proprio pubblico di riferimento (quello che spesso viene definito come target), comprendere i bisogni dei clienti a cui vogliamo puntare. I prodotti e servizi saranno definiti o rivisti in funzione del pubblico che abbiamo individuato, del posizionamento che vorremmo avere in base agli obiettivi che ci siamo dati. E’ particolarmente utile partire dall’analisi delle Personas, cioè degli utenti e clienti ideali, individuati tramite la ricerca di dati e informazioni interne ed esterne. Chi sono i miei clienti attuali e quelli ideali? Che profilo hanno? Quali sono i loro bisogni, le loro frustrazioni, dove si informano, che abitudini hanno, come potremmo essergli utile offrendo una soluzione a questi problemi? Un’analisi che si interseca ovviamente con i passi precedenti e che consente poi di definire un piano di comunicazione efficace, vagliando tutte le possibilità offerte dai canali online e offline. Ognuna di queste attività viene svolta facendo ricorso a strumenti consolidati e all’esperienza, ma soprattutto affiancando il cliente per definire insieme gli obiettivi che si vogliono raggiungere e l’orizzonte temporale di riferimento. Il documento principale che riassume tutte queste attività è il piano di marketing, preparato da persone esperte di marketing in grado di guidare il processo di analisi ed elaborazione della strategia e delle azioni tattiche.   Il piano di marketing Nel piano di marketing alla visione strategica di insieme si affiancano le azioni tattiche da intraprendere, fino alla predisposizione di un calendario di attività utile a tracciare le specifiche attività in un progetto, il Diagramma di Gantt. E’ quindi uno strumento fondamentale con cui tutte le aziende traducono in azioni concrete gli obiettivi della strategia di marketing. Un documento di pianificazione in cui vengono definite sia la strategia, sia  le azioni operative messe in campo dall’azienda per raggiungere i propri obiettivi d’impresa e garantire la sostenibilità nel lungo periodo. Per questo motivo è uno strumento di carattere sia strategico che operativo.  Il suo scopo è quello di dirigere, coordinare e monitorare tutte le attività di marketing che l’azienda attua o prevede di attuare in un determinato arco temporale. Solitamente il periodo di riferimento va da un minimo di 1 ad un massimo di 3 anni, ma la visione sottostante deve sempre essere orientata al lungo periodo e favorire la sostenibilità economica, sociale, ambientale. Questo vuol dire avere ben chiara quel è la proprio mission e la propria vision.  Poi nel piano ci sarà spazio per entrare nel dettaglio e trattare la creazione o evoluzione del proprio brand, così di uno specifico prodotto o un set di prodotti che l’azienda offre sul mercato.

Acqua appena raccolta da un cartellone pubblicitario - Esempio id marketing rigenerativo

Marketing rigenerativo. Quando la pubblicità fa acqua (buona) dove serve

Un esempio concreto di marketing rigenerativo, che punta al benessere della comunità e non più solo a quello dei consumatori. Come ripete spesso uno dei padri fondatori del brand activism: “Il marketing deve soddisfare i bisogni della società, oltre che del cliente” Philip Kotler A volte questo mantra viene messo in pratica a tutti gli effetti, anche in modalità innovative ma concrete. A Lima in Perù, metropoli di 9 milioni di abitanti in cui molti residenti devono far fronte a un accesso inadeguato all’acqua potabile pulita, è stato installato un cartellone pubblicitario che cattura l’umidità dell’aria per trasformarla in acqua potabile. Una soluzione tecnologica per la carenza di acqua In questa “megacittà” del deserto cadono in media solo 50mm di pioggia l’anno, pur avendo l’umidità atmosferica più alta del mondo (-98%). L’Università di Ingegneria e Tecnologia del Perù (UTEC) e l’agenzia Mayo DraftFCBand hanno creato un cartellone pubblicitario in grado di catturare questa umidità e trasformarla in acqua potabile per i residenti nelle vicinanze. Utilizzando l’osmosi inversa e un processo di purificazione per pulire le goccioline d’acqua raccolte, il cartellone pubblicitario di UTEC immagazzina l’acqua in serbatoi da 20 litri. L’acqua viene erogata sul fondo della struttura dai residenti vicini, che hanno potuto raccogliere 9.450 litri di acqua potabile pulita da questo unico cartellone pubblicitario in soli 3 mesi. Marketing per la comunità Un esempio concreto di marketing sostenibile o ancor più nello specifico di marketing rigenerativo, su cui lo stesso Kotler ha fondato il suo Regenerative Marketing Institute.Lo scopo prioritario non è (o non è solo) quello di soddisfare i bisogni dei consumatori di un prodotto, ma di promuovere il benessere delle comunità e la costruzione di prosperità locale nel lungo periodo. In un periodo di emergenza climatica c’è urgente bisogno di azione concrete come questa, ma su larga scala.

Von Humboldt e Hacking Creativity

Libri e podcast da ombrellone

Tra i libri che ho maggiormente apprezzato nell’ultimo anno c’è la biografia di Alexander Von Humboldt, il primo ecologista della storia. Un personaggio unico, ancora poco conosciuto ai nostri giorni eppure descritto dai suoi contemporanei come “l’uomo più famoso al mondo dopo Napoleone“. Non a caso il titolo del libro è “L’invenzione della natura. Le avventure di Alexander Von Humboldt, l’eroe perduto della scienza“. La sua vita, a cavallo tra ‘700 e ‘800, è veramente densa di avventure e scoperte tra l’Europa, il Sud America, la Russia. Alexander Von Humboldt: il libro e il personaggio Nato in Germania nel 1769 da una famiglia aristocratica, prima venne assunto presso la società mineraria statale prussiana, poi iniziò una lunga serie di viaggi in tutto il mondo per capire meglio i fondamenti della natura, dei climi, della botanica. Fu il primo a diffondere un approccio laico e olistico verso gli aspetti naturali, considerati non singolarmente ma tutti interconnessi, localmente come globalmente. Portò all’attenzione gli impatti deleteri delle attività umane sull’ambiente, deforestazioni, opere idrauliche, industrie. Fu anche attivo sul piano sociale, prendendo dure posizioni contro la schiavitù, il colonialismo, lo sfruttamento intensivo. Le sue doti di oratore e le capacità comunicative fecero da trampolino per la vastità delle sue conoscenze, tanto da essere sempre al centro dell’attenzione nei salotti dei 5 continenti, dove tenne conferenze sempre affollatissime. L’opera di divulgazione e il suo libro più famoso Da gran divulgatore, considerava lo scambio delle conoscenze scientifiche doveroso e senza confini politici o economici. I suoi libri ebbero notevole successo, dei veri bestseller, anche perché erano corredati da mappe accurate e illustrazioni realizzate dai migliori incisori dell’epoca. Il suo libro più famoso è Cosmos, un vero e proprio saggio dove Humboldt descrisse per l’appunto il “cosmo”, cioè tutto quanto coesiste nello spazio. Humboldt si proponeva di mostrare il vasto concatenamento delle forze che animano la natura, intesa come qualcosa di animato, in modo da mostrare la corrispondenza, l’unità e l’armonia delle leggi della natura nonostante la diversità dei suoi fenomeni. Il suo lascito Fu un uomo d’avanguardia e d’ispirazione per numerosi autori, molti dei quali lo vollero conoscere personalmente. Ebbe frequenti e proficui scambi di vedute con: Johann Wolfgang von Goethe, Charles Darwin, Henry David Thoreau, George Perkins Marsh, Simón Bolívar, Ernst Haeckel, John Muir, Edgar Allan Poe. Un libro di spessore, non solo perché ricco di vita e aneddoti (Von Humboldt visse per ben 90 anni) tanto da riempire oltre 500 pagine, ma soprattutto perché rende evidente come l’emergenza climatica e le prime evidenze sui danni che l’uomo stava provocando, risalgono proprio a quell’epoca. Purtroppo in troppi hanno fatto finta di niente. Lo trovi nelle librerie fisiche e online. Qui il link al sito dell’editore. Un podcast sulla creatività Ho parlato di questo e di altri suggerimenti di lettura nell’ultima puntata di Hacking Creativity Podcast, dedicata alla raccolta di link e suggerimenti di lettura. Proprio questo podcast, ormai attivo da oltre 2 anni e con un archivio sempre più prezioso, rappresenta un’ottima occasione per alternare ascolto e lettura. Incentrato sul tema della creatività, visto dalle più disparate angolazioni, Hacking Creativity è decisamente un’ottima fonte di ispirazione per chi vuole non solo capire meglio i processi creativi, ma anche scoprire come nascono prodotti come film, serie tv, podcast, giochi da tavolo e molte altre cose. Imperdibili le puntate con lo scrittore Carlo Lucarelli (“paura eh!” come diceva il suo imitatore Fabio De Luigi) e lo sceneggiatore Stefano Bises (Gomorra, Il miracolo, ZeroZeroZero, The Young Pope, ecc.). Ma anche quelle con il giornalista Pablo Trincia (autore tra l’altro di Veleno, tra i podcast più ascoltati in Italia), così come la serie intitolata La filiera, che racconta i mestieri creativi, raccontando il processo dall’idea iniziale fino alla produzione e distribuzione dell’opera. Un modo per evadere e farsi ispirare e magari porsi delle domande come questa. Trovi il link al podcast sul loro sito e su tutte le maggiori piattaforme di podcasting. Spero questi spunti possano accompagnare e allietare le tue meritate vacanze. Fai un tuffo anche per me che rimango in città!

NEOM the line

Vendere un sogno nel deserto: The Line

Promette di essere Zero Carbon, consentire l’attraversamento da un’estremità all’altra in soli 20 minuti con soli mezzi pubblici (le auto non esistono!) e fornire entro 5 minuti tutti i servizi di cui una persona avrebbe bisogno.La città da 15 minuti tanto reclamizzata dalla sindaca di Parigi? Una cosetta al confronto. Video impeccabili, storytelling da manuale, team di esperti internazionali (anche italiani), a lavoro su questo progetto che vorrebbe contribuire a delineare la città del futuro. Quanto sia futuro non è chiaro. Sul sito nessuna indicazione di data o di piano esecutivo, ma è evidente quanto l’idea di città su sui si basa sia piuttosto diversa da quella che si può immaginare per la stragrande maggioranza dei cittadini di questo mondo. Per molti ma non per tutti Una città per l’elite, a suon di petrodollari, per chi può immaginare di vivere in un ambiente avveniristico, con il concetto di smartcity portato all’estremo.Ben diversa dall’idea di aumentare la Qualità di Vita nei territori, nel proporre piani e azioni concrete per rendere più sostenibili le nostre città. Questo non è un futuro lontano. Gli esempi virtuosi ci sono già, basta dare un occhio a come evolvono città come Amsterdam, Copenaghen o Leuven (di cui avevo scritto tempo fa). Questione di tempo Ma per ora il fulcro sta nella narrazione, nello sforzo che si fa nel far immaginare la città ideale, mentre nella calda estate di quest’anno le nostre città ribollono sull’asfalto.Su questo c’è da lavorare e la comunicazione, il marketing, la partecipazione delle comunità alle decisioni sul come far evolvere i propri quartieri e le proprie città sono fondamentali.Per una seconda avveniristica Dubai c’è tempo.Per delle città più sostenibili il tempo invece scarseggia.

B2B Report 2022 - La cultura del digitale

A che punto è la cultura di marketing nel B2B?

Il report dell’Osservatorio B2B sul marketing conferma quanto la strada da percorrere per alzare il livello della cultura di marketing nelle aziende sia ancora lunga. In oltre 20 anni di carriera ho lavorato prevalentemente in aziende del mercato di B2B, che quindi vendono prodotti o servizi ad altre aziende e ho toccato con mano cosa significa fare cultura di marketing all’interno di queste organizzazioni. Il quadro che esce fuori dal nuovo report sullo stato del marketing nel B2B, realizzato dall’Osservatorio Marketing B2B, conferma che il marketing viene ancora trattato con sufficienza all’interno delle aziende. Tra gli elementi di maggior rilievo evidenziati dalla ricerca, il cui questionario è stato somministrato a 121 aziende con un fatturato compreso tra i 10 e i 50 milioni di euro, ce ne sono anche alcuni che lasciano piuttosto perplessi.   Da una parte il 58% delle aziende asserisce che “La strategia di marketing è eseguita secondo una pianificazione precisa”, dall’altra 1 volta su 2 il responsabile del (digital) marketing è qualcuno che non ha un ruolo nel Marketing o nella Comunicazione. Più spesso è lo stesso Amministratore Delegato o qualcuno con ruolo Commerciale che se ne occupa. C’è un budget di marketing? Sembrano due mondi contrapposti quello del 37% delle aziende che definisce un budget che poi viene rivisto nel corso dell’anno, segno di un’attenzione verso i risultati attesi dalla attività di marketing digitale e dall’altro il 24% del campione non fissa alcun budget per il digital marketing. Strumenti di analisi Quando si passano in rassegna gli strumenti utilizzati per l’analisi che consentono di misurare e ottimizzare la performance delle azioni messe in campo, emerge che solo Google Analytics ha una buona penetrazione tra le aziende, mentre tutti gli altri, da Google Data Studio a Search Console, così come Tag Manager e Google Optimize, restano ben poco sfruttati. Ne consegue una minore capacità nel risalire alle cause dei fenomeni e dei risultati ottenuti o non ottenuti. In conclusione Nel complesso quindi si conferma come la maturità culturale sul marketing in generale e sul marketing digitale in particolare, è ancora piuttosto bassa, ma il primo passo rimane avere la consapevolezza di questa carenza e iniziare o rafforzare il percorso di crescita.

Economia lineare Riciclo Economia Circolare

L’Economia Circolare e i suoi 3 principi chiave

Che cos’ l’Economia Circolare? Dal termine stesso si può intuire qualcosa, ma per capirne appieno il significato cerchiamo di approfondire meglio cos’è e quali sono i principi che la contraddistinguono. Negli anni passati si è spesso parlato di teorie e modelli economici alternativi a quello del consumismo sfrenato e più inclini a trovare un maggior equilibrio tra uomo e natura attraverso uno sviluppo sostenibile. Da un punto di vista comunicativo non è certo stata di successo la teoria e la relativa campagna a favore della “Decrescita felice”, proprio perché porta con sé un accezione negativa, di rinuncia, che mal si sposa con la volontà di consumare e non avere limitazioni alla propria libertà di consumo. Gradualmente il tema dell’Economia Circolare (EC) è invece entrato nel dibattito politico, sociale ed economico, presentandosi sotto una luce diversa e meno restrittiva. Anche nel Recovery Plan preparato dal Governo Italiano a fine Aprile 2021, si cita l’Economia Circolare come uno degli elementi di rilievo del piano. Eppure spesso si fa riferimento al termine di Economia Circolare per descrivere qualcos’altro.  Cosa significa Economia Circolare? Il punto fondamentale è certamente quello del passaggio da un modello di Economia Lineare ad un modello di Economia Circolare. Nell’Economia Lineare tutti le materie prime e gli elementi della catena di produzione e consumo sono concepite come passaggi sequenziali, con un inizio ed una fine. E’ il modello che ha generato e continua a generare livelli di inquinamento ormai non più sostenibili per l’ambiente e per l’uomo. Nel modello Circolare ogni passaggio è funzionale a quello successivo, compreso quello di utilizzo e consumo, che non si chiude con lo smaltimento in discarica. Ogni prodotto o materia rientra a far parte del ciclo successivo e per questo è rappresentabile come un processo senza fine.  La definizione data dal Parlamento Europeo Il Parlamento Europeo definisce l’Economia Circolare (EC) come “a model of production and consumption, which involves sharing, leasing, reusing, repairing, refurbishing and recycling existing materials and products as long as possible. In this way, the life cycle of products is extended. (…) In practice, it implies reducing waste to a minimum“. L’Economia Circolare è definita come un modello di produzione e consumo, che prevede la condivisione, la locazione, il riutilizzo, la riparazione, la ristrutturazione e il riciclaggio di materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile. In questo modo si allunga il ciclo di vita dei prodotti e si riducono al minimo gli sprechi.  Anche in questa definizione rimane qualcosa di insoluto rispetto alla produzione di scarti, di rifiuti residui, che viene illustrata come segue:  E’ sufficiente? E cosa ne sarà dei rifiuti residuali, cioè quelli che per qualche motivo non sono riciclabili? L’economia del riciclo è un’altra cosa L’immagine che segue aiuta a comprendere appieno il significato di Economia Circolare ed evitare di confonderla con l’Economia del Riciclo.  Secondo la Ellen MacArthur Foundation, fondazione la cui missione è proprio quella di accelerare la transizione verso un’Economia Circolare, tra i principi fondamentali dell’Economia Circolare c’è l’eliminazione totale di qualsiasi tipo di rifiuto. L’obiettivo quindi è di azzerare completamente la produzione di rifiuti, lo zero waste. I 3 principi chiave dell’Economia Circolare Sostenuto da una transizione verso le fonti energetiche rinnovabili, il modello circolare costruisce capitale economico, naturale e sociale e si basa su tre principi: Concepire i prodotti escludendo del tutto, fin dal momento della progettazione, la creazione di rifiuti e inquinamento, il rilascio di gas a effetto serra e di sostanze pericolose. Evitare quindi l’inquinamento dell’aria, del suolo e dell’acqua, nonché “rifiuti strutturali” come il traffico congestionato. Mantenere il più possibile prodotti e materiali in uso nei cicli di utilizzo, cioè progettare avendo bene in mente la la durabilità, il riutilizzo, la rigenerazione e il riciclaggio, al fine di mantenere sempre in circolazione nell’economia prodotti, componenti e materiali. Rigenerare i sistemi naturali. Un’economia circolare evita l’uso di risorse non rinnovabili e preserva o migliora quelle rinnovabili, ad esempio restituendo preziose sostanze nutritive al suolo per supportare la rigenerazione o utilizzando energia rinnovabile invece di fare affidamento sui combustibili fossili. L’Economia Circolare si basa quindi su un modello economico resiliente, distribuito, diversificato e inclusivo ben diverso da quello che ha dominato gli ultimi decenni. Offre opportunità per una migliore crescita attraverso la costruzione di capitale economico, naturale e sociale. Il diagramma a farfalla Secondo la Ellen MacArthur Foundation l’essenza dell’EC è rappresentabile secondo il Butterfly diagram, letteralmente il “diagramma a farfalla”. Il diagramma cerca di descrivere il flusso di materiali, nutrienti, componenti e prodotti, senza dimenticare gli elementi di valore finanziario. Si basa su diverse scuole di pensiero, ma è forse maggiormente influenzato dai due cicli materiali definiti secondo l’approccio “Cradle to Cradle“, cioè dalla Culla alla Culla. Il nome stesso, che può suonare strano a prima vista, deriva dalla contrapposizione rispetto al concetto “Cradle to grave”, cioè Dalla culla alla tomba, o dall’inizio alla fine, che descrive lo sviluppo di un prodotto, un’attività o un processo produttivo durante il suo ciclo di vita, dal giorno in cui viene creato al momento in cui cessa di esistere.  Il Cradle to Cradle (C2C) è invece un approccio alla progettazione di prodotti e sistemi che modella l’industria umana sui processi della natura, dove i materiali sono visti come nutrienti che circolano in metabolismi sani e sicuri. Il modello C2C è sostenibile e rispettoso della vita e delle generazioni future – dalla nascita, o “culla”, di una generazione a quella della generazione successiva. La cosa più evidente nel diagramma è la separazione in due metà distinte, o cicli, che rappresentano due flussi di materiale fondamentalmente distinti: biologico e tecnico. I due flussi del diagramma a farfalla I materiali biologici – rappresentati in cicli verdi sul lato sinistro del diagramma – sono quei materiali che possono rientrare tranquillamente nel mondo naturale, una volta che hanno attraversato uno o più cicli di utilizzo, dove si biodegraderanno nel tempo, restituendo i nutrienti incorporati per l’ambiente. I materiali tecnici – rappresentati in blu a destra – non possono rientrare nell’ambiente. Questi materiali, come metalli, plastica e sostanze chimiche sintetiche, devono scorrere continuamente nel sistema in modo che il

Ophelia medustica Beyond-Drifting-Imperfectly-Known-Animals-2016-Mandy-Barker

Siamo fatti (anche) di microplastica

La foto in apertura sembra rappresentare forme di vita sconosciute. In realtà le conosciamo molto bene, ci siamo a contatto tutti i giorni e sono una minaccia alla vita. Quella fotografata da Mandy Barker (Prix Pictet 2017) sono campioni di microplastica trovati in mare. Sono fotografati al microscopio come fossero piccole specie animali appena scoperte. Cos’è la microplastica? Per microplastica si intendono le particelle di materiale plastico, generalmente più piccole di 1 millimetro, che si infiltrano nell’ambiente e negli alimenti inquinando l’ecosistema e la salute umana. La microplastica non nasce micro, deriva invece da pezzi di plastica più grandi, che con il tempo, il meteo o l’usura si frammentano. Origina da tessuti sintetici, pneumatici, contenitori, vernici varie e quell’infinito numero di altri oggetti e materiali di cui siamo circondati. Microplastica nel nostro corpo Come fa notare Nicolas Lozito sulla sua newsletter “Il colore verde“, una recentissima ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Environment International ha evidenziato che ci sono tracce di microplastica nel nostro sangue. Su 22 campioni di sangue provenienti da donatori anonimi, ben 17 contenevano microplastica. Vale a dire 8 persone su 10 “positive” alla microplastica. Seppur buona parte dei “rifiuti” che ingeriamo sono normalmente smaltiti dal nostro organismo, parte di questi rimangono nel nostro corpo e finiscono per inquinare persino il nostro sangue. Secondo il WWF, noi ingeriamo in media circa 5 grammi di microplastica a settimana, l’equivalente di una carta di credito. Sembra un’enormità e lo è! Segnali inequivocabili per un cambiamento immediato Il corpo umano, all’80% fatto d’acqua, somiglia sempre più alla bottiglia in PET che abbiamo sul tavolo da pranzo. Un ulteriore segnale dell’importanza di cambiare certi stili di vita, certe abitudini, i sistemi di consumo che con il tempo ci stanno trasformando nel vero senso della parola. Per questo diventa sempre più importante passare da un sistema economico basato su un modello Lineare ad uno basato sull’Economia Circolare, adottando una visione di lungo periodo che offra un’opportunità di crescita rispettosa delle necessità del pianeta.

Torna in alto